Comunisti ticinesi in assemblea

in Ticino e Svizzera di

Sarà un documento intitolato “Dalla testimonianza alla lotta sociale: le elezioni come tappa di riorganizzazione dei comunisti!” a guidare la discussione della prossima Conferenza Cantonale del Partito Comunista del Cantone Ticino (Svizzera di lingua italiana) prevista il 10 ottobre sul tema delle elezioni cantonali dell’aprile 2011. Il documento che ha già superato la prima boa, ossia il riconoscimento del Comitato Cantonale del Partito, contiene un esplicito riferimento alla tesi congressuale “Per un futuro socialista: un partito dei lavoratori che sappia incidere nella realtà” che era alla base del cambio di rotta che nel 2009 portò a capo del Partito il leninista Massimiliano Ay preferendolo alla candidata in quota “Sinistra Europea” Sonja Crivelli. Un documento che ribadirà alcuni concetti del rinnovamento del Partito Comunista, quali ampliare la concezione marxista del Partito circa l’indipendenza di classe e le ipotesi possibili di fronte unito. Aspetto chiave del documento sarà la costruzione di un’alternativa credibile alla socialdemocrazia del Partito Socialista (PS).

Due saranno però le questioni fondamentali concrete che i membri dell’ex-Partito Ticinese del Lavoro dovranno affrontare: perseguire o meno l’intento dei vertici di allearsi elettoralmente con i troskisti del Movimento per il Socialismo (MPS) e stabilire se presentare una lista anche per il governo (oltre che per il parlamento) in alternativa a quella socialdemocratica. Quest’ultima tesi, sostenuta dalla Segreteria nel nome dell’indipendenza del progetto politico dei comunisti, costituirebbe un punto di svolta nella storia recente del Partito, che tendenzialmente per il rinnovo dell’esecutivo faceva desistenza a favore del PS. Una politica da cui i giovani e i nuovi vertici vogliono distanziarsi: “il Partito Comunista ha un ruolo in questa società solo se saprà distinguersi come partito saldamente ancorato a sinistra, una sinistra che non tradisce e che non fa parte della mafietta partitocratrica che immobilizza il Paese: dobbiamo quindi evitare la subalternità ai social-liberali!” afferma il segretario Massimiliano Ay, fresco della sua partecipazione alla festa nazionale de “L’Ernesto” di Bologna, da noi interpellato.

Un’alleanza elettorale che potrebbe portare alla costruzione di un partito unico fra comunisti e troskisti? “Non è in progetto nessun tipo di fusione fra il nostro Partito e l’MPS – assicura il segretario – non solo abbiamo differenti referenti sia nazionali che internazionali, ma ci sono ben chiare le differenze politiche, ideologiche ma anche metodologiche che ci distinguono. Non intendiamo costruire partiti unici che poi un minuto dopo la fondazione inizierebbero a litigare! Riteniamo però che in questa fase sia importante dare un segnale ai lavoratori presentando unita la sinistra combattiva, l’unica che veramente vuole uscire dalla crisi da sinistra facendola pagare al padronato, agli speculatori e ai manager del capitalismo svizzero ed europeo”.

Ma la Conferenza Cantonale dei comunisti ticinesi non discuterà solo di alleanze, al contrario sarà l’occasione per i membri del Partito di iniziare a elaborare un nuovo Programma d’azione (la cui bozza è stata preparata da una speciale commissione durante l’estate): i vertici del Partito avevano infatti ritenuto la precedente versione del 2007 troppo vaga e poco profilata dal punto di vista di classe e della trasformazione strutturale della società. “Ma riscoprire l’identità comunista non significa ridursi al folklorismo – avverte Massimiliano Ay – al contrario deve essere una guida per l’azione pratica sul territorio con l’obiettivo di incidere nei rapporti di forza pragmaticamente e di uscire dallo stato comatoso in cui per anni ci siamo trovati seguendo l’agenda politica dettata dagli altri”. C’è un modello a cui il nuovo segretario comunista guarda? – gli chiediamo: “Ogni paese vive una situazione diversa e non ci sono modelli esportabili, tuttavia ammetto di studiare con molto interesse il processo di rinnovamento che sta adottando da qualche anno con successo il Parti du Travail de Belgique e che si potrebbe riassumere con le seguenti parole rigorosità strategica ma flessibilità tattica”.

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